W A L K A B O U T

Una storia d’amore (o quasi) in bianco e nero

Posted on: ottobre 3, 2008

Scrivo questo post, rianimando il blog per un breve istante, per partecipare al concorso lanciato dalla sempre ineguagliabile Sigrid di Cavoletto che propone a noialtri di raccontare un ricordo culinario d’infanzia…
Allora queste sono la mia storia e la mia ricetta: quando ero piccola e i miei anni si contavano soltanto su una mano, stavo volentieri tra gli odori e i profumi della cucina, mentre mia madre preparava manicaretti per noi e in special modo per gli ospiti che non di rado visitavano casa. Ad un passo da lei, dietro al grembiule, a ciondoloni su una sedia o con gli occhi sbircianti sul ripiano di marmo, la osservavo stendere paste, lavorare ripieni, farcire il pollo. Tutto quel colore e quel profumo erano un tripudio che mi stordiva e anch’io volevo mettere mano in quegli impasti morbidi e aromatici, assaggiare il sugo fino a sapere che mi piaceva, o spennellare una torta con il tuorlo per poi vederla dorarsi bene in forno. Lo so, fino a questo punto sembra una di quelle tante storie d’amore in cucina ma, mia madre, a differenza o forse similmente ad altre, in cucina era una prima donna e quello che potevo fare io era solo guardare, elemosinare qualche briciola di impasto da assaggiare, senza commentare e soprattutto, senza toccare. Potevo sommessamente chiedere notizie su quell’erba, su cosa c’era in quel raviolo, quale forma avrebbe dato alla pasta per decorare la torta salata, niente più.
Mamma non apprezzava quel mio interesse culinario di giovane virgulto e per molto tempo rimasi convinta che montare le chiare dell’uovo nascondesse un arcaico segreto irraggiungibile. “È difficile” mi rispondeva lei quando chiedevo di poterle montare, “E se poi non vengono bisogna rifare tutto”. Io sarò anche stata ingenua a pensare che si trattasse solo di tenere in mano un frullatore, ma quando ormai matura per fare il mozzo stupido della cucina le montai e …magia, si gonfiarono come la neve, la risposta che mi rese un po’ malinconica fu un’alzata di spalle seguita dall’amaro commento del “non ci vuole poi molto”.
Esclusa dai saperi della cucina e beffata dall’inganno, non mi scoraggiai e  con la testardaggine di una madre sarda nel sangue cercai un compromesso diplomatico, scegliendo di cimentarmi in ciò che mi madre non amava fare: i dolci.
Dopo qualche giorno di analisi attenta di una buffa enciclopedia anni settanta e un po’ di insistenza, trovai e confezionai la mia prima preparazione culinaria: semplici biscotti di frolla vaniglia e cacao, friabilissimi. Ricordo ancora la soddisfazione di immergere le mani in quel composto vellutato di burro e zucchero a velo. E – com’è dolce a volte essere nostalgici – settimana dopo settimana provai e riprovai i miei biscotti, che curavo con calma seduta a gambe incrociate davanti al forno.
Mentre vedo le mie dita sui tasti, ora, penso in quanti impasti dolci e salati si sono infilate, a quanti profumi in più, rispetto a mia madre, ho imparto ad aggiungere e sperimentare. Dico sempre a tutti che l’amore che ho per la cucina l’ho ereditato da mia madre… ed è vero e mi è dolce pensarlo anche se, quando ancora mi ritrovo in cucina con mia madre, posso osservare, non toccare, mai dare il tocco finale. Solo fare il mozzo stupido della cucina, sebbene, oggi, con una certa soddisfazione.

Per i biscotti bicolore:
120 gr di burro
75 gr di zucchero a velo
1 bustina di zucchero vanigliato
1 tuorlo d’uovo
200 gr di farina
un pizzico di sale
cacao amaro

In una terrina o su un piano mescolate insieme il burro morbido, lo zucchero a velo e vanigliato e il tuorlo. Unite poi il pizzico di sale e la farina fino a che il composto sia ben amalgamato. Dividete poi la pasta in due parti e ad una aggiungete un paio di cucchiai di cacao amaro. Fatene due palle, avvolgetele in un panno e lasciate risposare in frigorifero per mezz’ora.
Poi prendete la frolla chiara e stendetela in modo da formare un quadrato non troppo sottile di circa 20 cm di lato. Fate la stessa cosa con la frolla al cacao e infine sovrapponete i due strati e arrotolateli. Avvolgete il cilindro ottenuto in carta oleata e lasciatelo riposare in frigorifero un’oretta. Dopodiché tagliate il rotolo a fette di uguale spessore e passate in forno i biscotti a 180° per 10 minuti. A piacere guarnire con zucchero a velo oppure spennellate con bianco d’uovo e granella di zucchero.

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  • genka koleva: siamo 2011 ho preparato anatra cosi come e scrito,e venuta bonisima.provate.grazie bacioni,e Buon natale a tutti
  • Adriana: Sono cresciuta a Livorno e mamma li ha sempre fatti chiamandoli ravioli di ricotta e spinaci, gli altri, quelli con la pasta intorno li chiamiamo tort
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